Christmas to me, un Natale speciale


In tema con questo periodo dell’anno, v
orrei proporre una storia insolita, della scrittrice statunitense Harper Lee, che parla di un Natale speciale. Si tratta di un testo che è stato recentemente riportato  nel quotidiano inglese The Guardian, ma che fu pubblicato per la prima volta nella rivista MC Call nel dicembre del 1961.

In Christmas to me, la scrittrice descrive un Natale particolare in cui ricevette come dono da amici la possibilità di lasciare per un anno intero il suo lavoro e dedicarsi alla scrittura e al suo sogno di diventare una scrittrice.

Così descrive cos’era il Natale per lei, prima che quel Natale le cambiasse la vita :

Christmas to me was only a memory of old loves and empty rooms, something I buried with the past that underwent a vague, aching resurrection every year. ” 

E con queste parole segna la svolta della sua vita:

A full, fair chance for a new life. Not given me by an act of generosity, but by an act of love. Our faith in you was really all I had heard them say. I would do my best not to fail them. 

“…. the ache of an old memory left me for ever.

Dopo il libro di di grande successo Il buio oltre la siepe (To kill a mockingibird) e un periodo di autoisolamento, Harper Lee ha pubblicato quest’anno un nuovo libro, Go set a watchman.

Cercando Godot

Cercando godot

Cercando Godot

Cercando Godot è il racconto che ho scritto per le Storie dell’armadio, un gioco-concorso organizzato da vib-spazio Vibrissae di Federica Sgaggio. Le regole del gioco letterario prevedono la scrittura di un racconto breve, (lunghezza massima di 2.000 battuta (spazi e punteggiatura compresi), che narri una storia in cui un capo di abbigliamento, un accessorio o un profumo hanno un ruolo centrale.

Nel mio racconto, è protagonista un cappello …

Ecco i link: https://lestoriedellarmadio.wordpress.com/

Cercando Godot  di Alessia Balan

“L’ho perso una sera di ritorno da una lunga giornata di prove a Venezia. Ero riuscita a prendere l’ultimo treno, carica di zaino e borse. Mi addormentai subito sul sedile, sopraffatta dalla stanchezza. Quando sentii annunciare l’arrivo alla stazione in cui dovevo fermarmi, mi svegliai di soprassalto. Nell’urgenza di scendere, dimenticai il cappello. Me ne accorsi, però, solo il giorno dopo.

«È un oggetto smarrito… come un ombrello o un paio d’occhiali», così liquidò la questione, la mattina seguente, l’impiegato allo sportello della stazione. Tentai di spiegargli che quella definizione era troppo generica e che non tutti gli oggetti sono uguali. Aveva un nome per me quella perdita, uno spazio dedicato nel mio armadio e nella mia vita. Non mi rassegnai e decisi di cercare Godot, a modo mio. Non sapevo se qualcuno se lo fosse tenuto o se, invece, fosse finito da qualche parte, in un posto senza nome. A chi mai poteva interessare un cappello, per giunta sgualcito? Stampai dei volantini con una foto e una breve descrizione: «Cerco urgentemente un cappello a bombetta nero, di feltro, con un nastro nero. Al suo interno ci sono due iniziali: G.O.». Quelle due righe davano solo le informazioni necessarie per ritrovarlo, ma non raccontavano la storia del mio cappello. Non dicevano che il nome gli era stato assegnato nell’entusiasmo di un debutto teatrale, in una versione tutta femminile dell’opera di Beckett. Poche parole non potevano inoltre chiarire che quelle erano le iniziali dell’uomo che aveva portato il teatro nella mia vita e che, troppo presto, se n’era uscito di scena. Non spiegavano soprattutto che, con Godot, ero riuscita a cambiare, con leggerezza, a trovare umanità nell’imperfezione.

Cercare è ora il mio modo di eludere l’attesa. Mi consola la folle speranza che tutto questo sia forse la messa in scena di uno spettacolo più grande, che ancora deve iniziare, ma che riserverà un finale a sorpresa.”

NON DIMENTICATE I PUNTI ESCLAMATIVI, PAROLA DI A.CECHOV!

Qual è il nostro rapporto con la punteggiatura? Virgole, punti, punti e virgole, due punti e punti esclamativi e interrogativi: a volte li mettiamo in modo  quasi meccanico, ma cosa  succede se sbagliamo a usarli? Ambiguità, mancanza di chiarezza, incomprensione sono le inevitabili conseguenze.

Il punto esclamativo è forse il segno che mi è più simpatico di altri:   sembra più sincero, aiuta a esprimere le emozioni (rabbia, felicità, entusiasmo, sdegno…) e devo dire che mi è diventato ancora più simpatico dopo che ho letto un delizioso racconto dello scrittore e drammaturgo russo Anton Cechov (1860-1904), “Il Punto esclamativo” (1884). Fa parte della raccolta dei Racconti umoristici di Cechov. La storia in breve è questa: Continua a leggere