JAVIER MARÍAS, UN CUORE COSI’ BIANCO

Javier Marías: Un cuore così bianco (2005)

Vorrei parlarvi di un bel libro Un cuore così bianco (titolo originale: Corazón tan blanco) dello scrittore spagnolo Javier Marías. Mi è piaciuto per diverse ragioni: è ben scritto, è ricco di riflessioni sull’amore e sulla morte, sulla verità, su ciò che non si dovrebbe dire e su ciò che non si vorrebbe sapere.

Storie di coppie. Nuove, passate e sempre diverse. Juan da poco sposato con Luisa; Ranz e le sue tre vedovanze; Berta, e le vane sue speranze riposte nei compagni di una notte; Guillermo e le minacce della sua amante cubana.

La trama in breve è questa , ma vorrei lasciarvi la suspense per il finale : Juan si è appena sposato con Luisa, una giovane collega traduttrice, conosciuta poco tempo prima a un congresso. Dall’inizio del matrimonio, proprio durante il viaggio di nozze, viene assalito da brutti presentimenti, da uno strano malessere, come una malattia da cui forse non potrà guarire. Juan capisce che la causa delle sue inquietudini va ricercata nei punti oscuri del passato della sua famiglia, ma non può e non vuole scavare nelle sue origini. Sarà un suo amico d’infanzia a raccontargli del suicidio di Teresa, la giovane moglie di suo padre che lui credeva morta di qualche malattia. E sarà Luisa a fare luce sui segreti del passato, a dare una spiegazione a ciò che Juan non avrebbe voluto sapere. La narrazione si sviluppa tra lunghe riflessioni, ricordi d’infanzia e coincidenze che danno al romanzo un senso di circolarità.

Ciò che mi ha maggiormente colpito è che il vero protagonista del romanzo è proprio il linguaggio, le parole e la loro traduzione. Non è un caso che i due protagonisti del romanzo, Juan e la giovane moglie Luisa siano traduttori e lo è anche lo stesso Javier Marías. Un traduttore/ interprete è abituato per professione ad ascoltare, dare un senso a ciò che ascolto, c’è in lui una ricerca ossessiva per la parola esatta.

In Un cuore così bianco l’autore trasporta nel romanzo questo rigore quasi scientifico proprio del traduttore tanto che attraverso la traduzione si risvegliano i dubbi, l’incertezza, l’ambiguità.

“Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi”

 

Javier Marías

Marías inserisce nel racconto dissertazioni sul  matrimonio, l’incerto, sul valore stesso della parola, dell’atto del tradurre, della differenza tra dire e agire e  sul tempo.

“Raccontare deforma, raccontare i fatti deforma i fatti e li altera, quasi li nega, tutto ciò che si racconta diventa irreale e approssimativo benché veritiero, la verità non dipende dal fatto che le cose siano o succedano, ma dal fatto che rimangano nascoste e non si conoscano e non si raccontino, appena si raccontano o si manifestano o si mostrano, anche in ciò che appare più reale, in televisione o sul giornale, in ciò che si chiama la realtà o la vita o addirittura la vita reale, passano a formare parte dell’analogìa e del simbolo, e dunque non sono più fatti, ma si trasformano in riconoscimento. La verità non riluce, come si dice, perché l’unica verità è quella che non si conosce e non si trasmette, quella che non si traduce con parole né con immagini, quella celata e non controllata, forse per questo si racconta tanto o si racconta tutto, perché niente sia mai accaduto, una volta raccontato.”

 

Anche il titolo no è casuale, è una citazione shakespeariana, da Macbeth. Lady Macbeth, saputo dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: «Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore cosí bianco». E un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe altrui. Ascoltare è estremamente pericoloso, e le parole « si è colpevoli soltanto di udirle, cosa che non è evitabile».

Spero di avervi invogliato a scoprire questo libro.

Qualcuno lo ha già letto?

 

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